Aglione della Val di Chiana
Storia, coltivazione e ricetta dei pici all'aglione

Azienda agricola Alessandro Capitoni

Ci sono sapori che non hanno bisogno di presentazioni, ma solo di essere assaggiati. L’aglione della Val di Chiana è uno di questi. Un bulbo gigante, sì, ma gentile. Profuma di terra buona, di mani contadine e di ricette che si tramandano a voce, una domenica dopo l’altra. E oggi ve ne voglio parlare per davvero, come faccio quando mi siedo con gli ospiti sotto al pergolato e si finisce sempre per parlare di cucina, di ricordi… e di pici.

Aglione: cos’è e cosa lo rende unico


Diciamo la verità: a prima vista sembra un aglio cresciuto con qualche trucco. Ma non fatevi ingannare: l’aglione della Val di Chiana è tutta un’altra cosa. Niente allicina, quindi niente alito pesante, nessun retrogusto aggressivo, solo un sapore rotondo, quasi dolce, che si sposa bene con tutto. Si può anche mangiare crudo, pensate un po’.

Le caratteristiche principali


• Bulbo enorme: può arrivare fino a 800 grammi
• Pochi spicchi: 4–6 grandi
• Sapore: delicato, aromatico, non invadente
• Profumo: intenso ma non pungente
• Digeribilità: perfetta, anche per chi di solito evita l’aglio

Le origini dell’aglione


L’aglione è toscano dentro e fuori. Nasce nella Val di Chiana, tra Arezzo e Siena, e lo coltivavano già gli Etruschi. È un prodotto identitario, che fino a qualche anno fa rischiava l’oblio. Oggi, invece, sta tornando protagonista grazie a chi crede nella terra e nella biodiversità. È diventato anche presidio Slow Food — e io, modestamente, lo tratto come si trattano le cose rare: con rispetto.

Come si coltiva l’aglione


Coltivarlo è una piccola arte. Si pianta in autunno, di solito a novembre, e si raccoglie a giugno. Il terreno deve essere drenato, la lavorazione manuale e la pazienza d’obbligo. Dopo la raccolta, si fa asciugare all’ombra, come si faceva una volta.
Per me coltivarlo è quasi terapeutico: ti insegna il tempo giusto, l’attesa, il valore delle cose lente.

Pici all’aglione: la ricetta che parla toscano


Se c’è un piatto che racconta l’aglione meglio di mille parole, è lui: il re dei primi toscani, il piatto che porti a tavola e fa contenti tutti, i pici all’aglione.

Ingredienti (per 4 persone)
Per i pici fatti in casa
• 400 g di farina 0
• 200 ml di acqua
• Un pizzico di sale

Per il sugo
• 1–2 spicchi di aglione
• Olio extravergine d’oliva (quello buono!)
• 500 g di pomodori pelati
• Sale q.b.
• Peperoncino se vi piace

Procedimento
1. Pici: impastate farina e acqua, fate riposare, poi formate i pici arrotolandoli a mano.
2. Sugo: fate soffriggere l’aglione tritato nell’olio, aggiungete i pelati, cuocete a fuoco basso.
3. Unione: lessate i pici, scolateli e saltateli nel sugo. Un bel giro d’olio a crudo e via.

È un piatto che sa di casa, che risolve una domenica, che mette d’accordo tutti — anche i più sospettosi.

Altri usi dell’aglione in cucina
• Soffritti leggeri
• Verdure saltate
• Zuppe e legumi
• Salse crude tipo pesto (con basilico o finocchietto)
• Crudo sul pane caldo con olio EVO

Io lo uso un po’ ovunque, anche nelle frittate. Sta bene anche solo con un filo d’olio, su una bruschetta — che più semplice di così si muore.

FAQ – Le domande che mi fate più spesso
Qual è la differenza tra aglione e aglio?
L’aglione è più grande, dolce, aromatico e digeribile. Non lascia l’alito pesante.

Si può mangiare crudo?
Assolutamente sì. Grattugiato, tritato, frullato: è delicato e profumato.

Dove lo trovo?
Meglio da piccoli produttori. Io nel mio shop online ogni tanto ne ho qualcuno.

Quanto dura?
Se conservato bene (al buio, fresco e ventilato), dura anche 6 mesi.


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