Differenza tra aglio e aglione
Sapori, usi e curiosità

Azienda agricola Alessandro Capitoni

Quando si parla di cucina toscana, ci sono ingredienti che non solo insaporiscono, ma raccontano storie. L’aglio è uno di questi. Ma c’è un altro protagonista, più grosso, più gentile e lasciatemelo dire, più amato: l’aglione della Val di Chiana.

In questo articolo vi accompagno, come spesso faccio sotto al pergolato con un bicchiere in mano, a scoprire la vera differenza tra aglio e aglione: da dove vengono, come si usano in cucina, e perché uno ti fa scappare gli amici… e l’altro ti fa innamorare.

Aglio e aglione: simili nel nome, diversi nel cuore



Partiamo dalle basi. Aglio e aglione sono due bulbi della stessa famiglia botanica (Liliaceae), ma se li metti uno accanto all’altro... è come paragonare una pecora a un cinghiale.

Aglio comune: piccolo, compatto, con molti spicchi. Il suo profumo è pungente, il sapore deciso.

Aglione: bulbo molto più grande (può arrivare anche a 800 grammi), pochi spicchi grandi, profumo delicato e sapore dolce.

La differenza chiave? L'aglione non contiene allicina, la sostanza responsabile del classico alito da aglio e della sua difficile digeribilità. Risultato? L'aglione lo mangi e puoi ancora baciare qualcuno.

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L'aglio del bacio

In Toscana lo chiamiamo affettuosamente così: “aglio del bacio”. Non lascia tracce, ma solo un buon sapore. L'aglione è il compagno ideale per piatti da condividere, per cene che durano ore, senza la preoccupazione di disturbare chi ci siede accanto.

Origini antiche e cuore contadino

L'aglione non è una moda recente. È una varietà autoctona della Val di Chiana coltivata fin dai tempi degli Etruschi. Per secoli è stato il re degli orti, poi dimenticato, come spesso accade con le cose buone e semplici. Ma oggi, grazie all'impegno di piccoli produttori locali, è tornato in auge ed è riconosciuto come Presidio Slow Food.

Come si coltiva l'aglione?



Rustico e generoso, ama il terreno argilloso e il clima secco. Si pianta a novembre e si raccoglie a giugno. Dopo la raccolta, si lascia asciugare lentamente, proprio come una volta. Non si moltiplica con i semi, ma solo ripiantando i suoi spicchi: un gesto semplice, ma carico di memoria.

In cucina: l’aglione cambia le regole

L'aglio si usa per dare un colpo, una scossa. L'aglione invece accarezza. Non copre, accompagna.

Gli usi dell'aglione:

Pici all’aglione: un sugo semplice, con aglione, olio extravergine, pomodoro e lentezza.

Verdure saltate: cicoria, bietole, spinaci. Una fettina di aglione e diventano poesia.

Crostini toscani: pane caldo, aglione appena strofinato, un filo d’olio nuovo.

Zuppe di legumi: arricchisce senza invadere.

Pesto alternativo: frullato con olio, pinoli e basilico. Da provare.

E l'aglio?

Fondamentale, certo. Ma da usare con attenzione. Se bruci un solo spicchio, addio piatto. È pungente, deciso e rischia di essere protagonista quando non dovrebbe.

Aglio vs Aglione: la tabella definitiva

Curiosità sull'aglione

Non produce semi: si moltiplica solo per via vegetativa.

Ricco di proprietà antibatteriche e antinfiammatorie.

Ottimo anche crudo su pane caldo.

Dove trovarlo?

L'aglione vero viene solo dalla Val di Chiana. Diffidate dalle imitazioni. Nei supermercati spesso si trova aglio gigante cinese, che non ha nulla a che vedere con l’aglione toscano. Se vuoi assaggiarlo, nel mio shop trovi qualche treccia fatta come si deve, coltivata da amici veri.

Conclusione: l'aglione è un gesto d'amore

Scegliere l'aglione è un atto d'amore verso il palato, la tradizione e la convivialità. Non è solo un ingrediente, è un modo di cucinare, di stare insieme. Di fare le cose con calma, con cura, con rispetto.

Se non l'hai mai assaggiato, è il momento giusto per farlo. Ti prometto che dopo il primo spicchio, non lo lascerai più.

Alla prossima,

Alessandro.

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