Fare olio oggi
Tra siccità, mercato e futuro agricolo

Azienda agricola Alessandro Capitoni

Fare olio oggi non è più (solo) una questione di campagna, alberi e raccolta. È diventata una sfida. Una sfida che parla di cambiamento climatico, di mercato globale, di tradizione che deve rinnovarsi.
E te lo dico con la sincerità di chi ci mette le mani, il naso e il cuore ogni anno: fare olio oggi è un mestiere di resistenza.

Il clima che cambia (e l’ulivo che soffre)


Fino a qualche anno fa, in Toscana potevamo quasi mettere l’orologio sulle stagioni: inverno freddo, primavera gentile, estate secca ma equilibrata, autunno con pioggia al momento giusto. Oggi no.

Oggi il clima è diventato una lotteria.
• Inverni troppo caldi → le piante non riposano
• Gelo improvviso ad aprile → fioritura compromessa
• Estate bollente e lunga → le olive si raggrinzano
• Pioggia a ottobre (o zero pioggia) → resa incerta

La siccità è il nemico silenzioso


L’acqua è diventata la risorsa più preziosa. In alcune annate le piante arrivano alla raccolta stanche, assetate, con olive piccole e disidratate. Il risultato?
• Meno resa (più olive per fare meno olio)
• Più acidità
• Rischio di muffe e mosca olearia

L’ulivo è una pianta rustica, certo, ma non è immortale. Sta soffrendo. E chi lavora in campo lo sa bene.

Cosa vuol dire produrre olio oggi (e perché non basta più fare “come si faceva”)


Fino a pochi anni fa bastava avere il proprio oliveto, curarlo, raccogliere a mano, portare al frantoio e via. Si vendeva l’olio a chi lo aspettava, si facevano due fiere, qualche ordine telefonico, e andava bene così.
Oggi no. Oggi produrre olio extravergine significa fare strategia. Significa:
• monitorare il clima ogni giorno
• prevenire malattie e stress idrico
• scegliere il giusto momento della raccolta (che cambia ogni anno)
• gestire le scorte, i prezzi, i canali di vendita
• comunicare bene, educare il cliente, far capire la differenza tra un olio e un sottoprodotto da scaffale
E soprattutto, significa resistere a un mercato che rema contro.

Il mercato: tra concorrenza sleale e prezzi assurdi
Il problema più grosso? I supermercati che vendono bottiglie di “olio extravergine” a 3,99 €.
Chiunque sappia come si fa davvero l’olio, capisce che a quel prezzo non può esistere un extravergine vero.

Ma il consumatore medio no. Vede il prezzo e pensa: “tanto è tutto uguale”.
E allora diventa fondamentale raccontare:
• Che differenza c’è tra un olio filtrato con cura e uno pastorizzato industrialmente
• Perché un EVO artigianale costa il doppio, ma ti basta la metà
• Quanto lavoro, tempo, acqua e attenzione ci vogliono per produrre un litro di verità

Il valore dell’olio oggi: una scelta politica (e culturale)


Comprare olio da un piccolo produttore non è solo una scelta di gusto. È una scelta di campo. Significa sostenere:
• una filiera agricola sana
• la manutenzione del paesaggio
• la biodiversità
• la qualità alimentare

Significa decidere che la tua bruschetta non vale meno di un caffè al bar. E che l’olio, se è vero, non è solo un condimento: è un nutriente, un simbolo, una storia da proteggere.

Quale futuro per chi fa olio in modo onesto?


La verità? Ci sarà spazio solo per chi ha coraggio.
Tre strade possibili:
1. Innovazione agricola
• irrigazione di precisione
• controllo a distanza
• varietà più resistenti
2. Educazione del cliente
• far assaggiare
• spiegare cosa si compra
• raccontare cosa c’è dietro a ogni bottiglia
3. Valorizzazione del territorio
• oleoturismo
• esperienze nei frantoi
• vendita diretta

Chi saprà fare bene e raccontarlo bene, ce la farà. Gli altri rischiano di scomparire sotto il peso dei numeri.

E quindi? Fare olio oggi ha ancora senso?
Sì. Ha più senso che mai.

Perché oggi fare olio è un gesto di coerenza, di attaccamento alla terra, di scelta consapevole.
Non è un mestiere facile, non è un business immediato. Ma è una forma di cultura.
Chi continua a fare olio oggi, e a farlo bene, sta salvando qualcosa che non è solo suo. Sta tenendo viva una parte dell’Italia che vale oro.

In conclusione
Fare olio oggi è diverso da come lo facevano i nostri nonni. È più complicato, più rischioso, ma forse anche più necessario.

Ogni bottiglia che produciamo è una risposta: alla crisi climatica, alla confusione alimentare, al disinteresse del grande mercato.

E come dico spesso, chi fa olio lo sa: non si tratta solo di spremere olive. Si tratta di mettere in bottiglia un pezzo di verità.

A presto,
Alessandro

FAQ
L’olio extravergine può essere davvero sostenibile oggi?
Sì, ma solo se prodotto con metodi attenti, nel rispetto del territorio e con una filiera corta.

Perché l’olio vero costa di più?
Perché dietro c’è un lavoro artigianale, attrezzature moderne, raccolta anticipata, selezione della materia prima e resa bassa.

L’olio può essere venduto sotto i 5 euro?
No, non se è davvero extravergine e italiano. Prezzi troppo bassi indicano quasi sempre prodotti industriali miscelati o scadenti.



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